Canone libero o concordato: quale conviene di più?

Tra canone libero e canone concordato, la convenienza dipende da tre fattori: durata della locazione, località dell’immobile e tassazione.
In sintesi: il canone libero conviene nei mercati con alta domanda e valore immobiliare elevato, mentre il canone concordato è più vantaggioso nei centri ad alta pressione abitativa o per chi desidera minori imposte e meno rischi di sfitto.

Differenze giuridiche tra canone libero e canone concordato

Il canone libero trova fondamento nell’art. 2, comma 1, della Legge 9 dicembre 1998, n. 431, che stabilisce:

“I contratti di locazione di immobili adibiti ad uso abitativo hanno durata non inferiore a quattro anni, rinnovabili per altri quattro, salvo disdetta motivata del locatore.”

Questo tipo di contratto lascia al proprietario libertà di determinare l’importo del canone, senza vincoli tabellari o territoriali. È lo strumento tipico per chi affitta in aree dove la domanda supera l’offerta e desidera un reddito più alto.

Il canone concordato, invece, è disciplinato dall’art. 2, comma 3, della stessa legge:

“I contratti di locazione stipulati in base ad accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e quelle dei conduttori hanno durata non inferiore a tre anni, prorogabili di due.”

In questo caso, l’importo del canone non è liberamente deciso ma stabilito all’interno di una fascia di valori concordata territorialmente tramite specifici accordi comunali. Ciò limita il guadagno immediato, ma offre benefici fiscali e garanzie di stabilità contrattuale.

Confronto economico: quanto si guadagna davvero

Il nodo cruciale del dibattito “canone libero vs canone concordato” è economico.
A parità di immobile, il canone libero consente mediamente un affitto più alto del 15–25%, ma comporta anche un’imposizione fiscale più gravosa.

Con il canone concordato, invece:

  • l’aliquota della cedolare secca scende al 10% (invece del 21% del canone libero);
  • l’IMU e la TASI possono essere ridotte fino al 25%, come previsto dall’art. 1, comma 53, Legge n. 208/2015;
  • la tassazione IRPEF, in caso di regime ordinario, gode di deduzioni fino al 30% sul reddito imponibile.

In concreto:

  • Esempio 1 – appartamento in Bologna, zona semi-centrale:
    • Canone libero: € 900/mese, cedolare 21% → netto annuo € 8.532
    • Canone concordato: € 720/mese, cedolare 10% → netto annuo € 7.776
    • Differenza: € 756 annui, compensati però da minor rischio di sfitto e agevolazioni IMU.

Vantaggi e svantaggi a confronto

Vantaggi del canone libero

  • Libertà totale nella determinazione del prezzo.
  • Maggiore rendimento lordo nei mercati in espansione.
  • Possibilità di selezionare conduttori più solvibili.

Svantaggi del canone libero

  • Tassazione più elevata (cedolare 21%).
  • Maggiore rischio di sfitto per prezzi non competitivi.
  • Nessuna riduzione IMU o TASI.

Vantaggi del canone concordato

  • Tassazione ridotta e agevolazioni fiscali.
  • Durata più breve (3+2 anni) e rinnovo automatico.
  • Stabilità contrattuale e minori contenziosi.

Svantaggi del canone concordato

  • Canone inferiore rispetto al mercato libero.
  • Vincoli territoriali e necessità di attestazione da parte delle organizzazioni firmatarie degli accordi locali.
  • Minore flessibilità nella revisione del canone.

4. Quando conviene il canone concordato rispetto al libero

La convenienza del canone concordato si manifesta in contesti specifici.
Conviene:

  • nei Comuni ad alta tensione abitativa, elencati nel DM 14 luglio 2004, dove gli accordi locali fissano canoni agevolati e garantiscono benefici fiscali;
  • in caso di proprietari con più immobili, per ridurre la pressione fiscale complessiva;
  • quando si affitta a studenti universitari o lavoratori fuori sede, grazie alle versioni specifiche dei contratti (art. 5, commi 2 e 3, Legge 431/1998).

Conviene meno, invece, nei centri turistici o nelle città con scarsa offerta abitativa, dove il libero mercato garantisce rendite più elevate.

Il quadro sotto cerca di di rispondere alle Domande chiave che i proprietari si pongono:

  • È meglio guadagnare di più subito o avere meno tasse nel lungo periodo?
  • Posso passare da un contratto libero a uno concordato?
  • Come si calcola esattamente il canone concordato nel mio Comune?
  • Chi rilascia l’attestazione di conformità agli accordi locali?

Tabella comparativa dei due modelli di contratto

ParametroCanone libero (4+4)Canone concordato (3+2)
Durata minima4 anni + 4 di rinnovo3 anni + 2 di rinnovo
Determinazione canoneLibera tra le partiSecondo accordi locali
Cedolare secca21%10%
IMU/TASINessuna riduzioneRiduzione fino al 25%
Rischio sfittoMedio-altoBasso
Adatto aZone ad alta domanda turistica o residenzialeZone urbane e ad alta tensione abitativa
Revisione canoneLibera alla scadenzaVincolata agli accordi comunali

Nel confronto canone libero vs canone concordato, non esiste una soluzione universale, ma una scelta strategica.
Il primo premia la redditività immediata, il secondo assicura stabilità e vantaggi fiscali duraturi.

Chi desidera massimizzare l’incasso in città turistiche o con forte mercato privato dovrebbe orientarsi verso il canone libero.
Chi, invece, mira a ridurre il carico fiscale, garantire continuità di locazione e minimizzare il rischio di morosità, troverà nel canone concordato una formula più equilibrata e conveniente nel lungo periodo.

Sintesi finale

Obiettivo del locatoreContratto consigliato
Massimo rendimento immediatoCanone libero
Stabilità e fiscalità agevolataCanone concordato
Locazione studenti/lavoratoriCanone concordato transitorio
Investimento a lungo termineCanone concordato

Risposte alle domande chiave sul canone libero vs canone concordato

È meglio guadagnare di più subito o avere meno tasse nel lungo periodo?

La risposta dipende dalla strategia patrimoniale e dalla situazione fiscale del proprietario.
Chi punta al massimo rendimento immediato tende a preferire il canone libero, perché consente di fissare il prezzo in base al mercato, senza limiti territoriali. Tuttavia, la tassazione con cedolare secca al 21% o, in alternativa, l’IRPEF ordinaria (che può superare il 40% per i redditi alti) riduce significativamente il guadagno netto.

Con il canone concordato, invece, la cedolare secca è al 10% — e in alcune aree può scendere ulteriormente per effetto di accordi locali — e si applicano riduzioni IMU e TASI fino al 25% (art. 1, comma 53, Legge 208/2015).
Nel lungo periodo, queste agevolazioni compensano ampiamente la minore rendita iniziale, soprattutto nei Comuni ad alta tensione abitativa.
– Se l’immobile è in una città turistica o a forte domanda, conviene il canone libero.
– Se l’obiettivo è stabilità, minori imposte e continuità di reddito, conviene il canone concordato.

Posso passare da un contratto libero a uno concordato?

Sì, ma solo alla naturale scadenza del contratto in corso o con accordo di risoluzione anticipata tra locatore e conduttore.
La normativa non consente una “conversione” automatica, ma permette di stipulare un nuovo contratto con le condizioni previste dagli accordi territoriali.
La Legge n. 431/1998, art. 2, comma 3, consente di scegliere liberamente il tipo di contratto, purché rispetti i criteri di durata e i parametri stabiliti localmente.
Nel caso di passaggio da libero a concordato, occorre:
– verificare gli accordi territoriali del Comune;
– calcolare il nuovo canone massimo e minimo ammissibile;
– richiedere l’attestazione di conformità (vedi domanda 4);
– comunicare all’Agenzia delle Entrate la risoluzione del vecchio contratto e la registrazione del nuovo.
Attenzione: i contratti agevolati producono effetti fiscali solo se l’attestazione è regolare e allegata al contratto depositato.

Come si calcola esattamente il canone concordato nel mio Comune?

Il calcolo del canone concordato si basa sugli accordi territoriali stipulati tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini, ai sensi del Decreto Ministeriale 16 gennaio 2017.
Tali accordi definiscono fasce di oscillazione del canone al metro quadro, in base a:
zona del Comune (centrale, semicentrale, periferica);
stato manutentivo dell’immobile;
presenza di pertinenze (garage, cantina, giardino);
dotazioni (ascensore, riscaldamento autonomo, balconi, classe energetica, arredi).
Il canone complessivo si ottiene moltiplicando il valore medio della fascia per i metri quadrati dell’abitazione, tenendo conto dei coefficienti di merito previsti (es. +5% per garage, –10% per piano seminterrato, +15% per classe energetica A o B).
Per conoscere le fasce del proprio Comune è necessario consultare il sito dell’ente o delle associazioni di categoria, dove gli accordi sono pubblici e scaricabili.

Chi rilascia l’attestazione di conformità agli accordi locali?

L’attestazione è un documento obbligatorio per fruire delle agevolazioni fiscali previste per il canone concordato.
A stabilirlo è il Decreto Interministeriale 16 gennaio 2017, art. 1, comma 8:
“Le organizzazioni firmatarie degli accordi territoriali possono attestare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto alle disposizioni dell’accordo stesso.”
L’attestazione può quindi essere rilasciata:
dalle organizzazioni della proprietà edilizia e degli inquilini firmatarie dell’accordo locale (es. Confedilizia, ASPPI, Sunia, Uniat, Sicet, ecc.);
in forma congiunta o separata, a seconda delle prassi del territorio;
su richiesta del locatore o del conduttore, dietro verifica della documentazione (planimetria, contratto, visura catastale, scheda tecnica).
L’attestazione deve riportare:
estremi dell’accordo territoriale di riferimento;
valore del canone applicato e sua collocazione nella fascia;
firma e timbro dell’associazione;
data di rilascio.
Senza questa attestazione, l’Agenzia delle Entrate può negare le agevolazioni fiscali, anche se il canone è correttamente calcolato.

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Cucchiara Cosimo
Cucchiara Cosimo – Gestione Immobiliare e Amministratore di Condominio Cucchiara Cosimo è un amministratore di condominio professionista ed esperto in gestione immobiliare, con una solida esperienza nella gestione di condomini residenziali e complessi immobiliari. Laureato presso l’Università di Bologna, è iscritto e abilitato all’Associazione Nazionale Amministratori di Condominio (ANAPI) con numero P9007. Opera con un approccio basato su trasparenza, efficienza amministrativa e tutela degli interessi dei condomini, offrendo servizi completi di amministrazione condominiale e consulenza immobiliare. Servizi di Gestione Condominiale e Immobiliare Gestione amministrativa del condominio, con cura della documentazione condominiale e degli adempimenti normativi Gestione contabile condominiale, redazione bilanci, riparti spese, pagamenti e adempimenti fiscali Manutenzione ordinaria e straordinaria, coordinamento fornitori e interventi tecnici Servizi innovativi per il condominio, orientati a migliorare efficienza, sicurezza e controllo dei costi Consulenza esperta in materia legale e fiscale condominiale, aggiornata alla normativa vigente Reperibilità Amministratore di Condominio Orari di disponibilità: dal lunedì al sabato, dalle 14:30 alle 19:00 Per urgenze condominiali, è possibile il contatto anche nel fine settimana. Preventivi per Amministrazione e Gestione Condominio Richiedi un preventivo personalizzato per la gestione del condominio: 📧 info@cucchiaracosimo.it