L’attestazione del canone concordato rappresenta un passaggio imprescindibile per chi desidera stipulare un contratto di locazione a canone calmierato, beneficiando delle agevolazioni fiscali previste dalla legge. Si tratta di un documento ufficiale che certifica la piena conformità del contratto agli accordi territoriali locali, frutto di intese tra associazioni di proprietari e inquilini. La sua funzione va oltre la semplice formalità: senza di essa, il locatore non può accedere a incentivi fiscali quali la cedolare secca ridotta al 10%, né godere delle altre agevolazioni previste per i contratti a canone concordato.
Che cos’è l’attestazione del canone concordato?
L’attestazione è una certificazione di conformità che attesta il rispetto dei limiti di canone stabiliti dagli accordi territoriali. In altre parole, garantisce che l’importo stabilito tra locatore e conduttore rientri nei parametri indicati dalle convenzioni locali, elaborate secondo quanto previsto dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 431, articolo 2, comma 3, che disciplina i contratti di locazione a canone concordato.
Questa certificazione ha un duplice valore:
- Giuridico, in quanto conferma la legittimità del contratto rispetto ai criteri locali di determinazione del canone;
- Fiscale, poiché senza di essa il proprietario non può usufruire di vantaggi economici previsti dalla normativa. Ad esempio, l’articolo 3, comma 5 della stessa legge stabilisce che i contratti a canone concordato, se certificati, consentono l’applicazione di un regime fiscale agevolato: la cedolare secca del 10% anziché del 21%.
L’attestazione, quindi, non è solo un documento burocratico: è uno strumento di tutela legale ed economica, che mette al riparo proprietari e inquilini da eventuali contestazioni circa l’ammontare del canone.
Chi può rilasciare l’attestazione?
L’attestazione deve essere rilasciata da un’associazione di categoria firmataria dell’accordo territoriale. Si tratta generalmente di:
- Associazioni dei proprietari, come Confedilizia o ANACI;
- Sindacati degli inquilini, ad esempio Sunia, Sicet o Unione Inquilini.
Queste organizzazioni hanno il compito di verificare che il contratto sia conforme agli standard territoriali, e il rilascio dell’attestazione costituisce una garanzia di legittimità sia per il locatore che per il conduttore. È importante sottolineare che la scelta dell’associazione deve avvenire prima della stipula del contratto, per assicurarsi che tutti i requisiti siano rispettati e che eventuali documenti integrativi vengano predisposti correttamente.
Perché è importante ottenere l’attestazione?
La ragione principale risiede nelle agevolazioni fiscali. Senza attestazione, infatti:
- Non è possibile applicare la cedolare secca ridotta al 10%, prevista dall’articolo 3, comma 5 della Legge 9 dicembre 1998, n. 431;
- Si perde diritto ad altre agevolazioni locali previste dai piani territoriali, che possono includere riduzioni di imposta sulla TARI o contributi comunali per locazioni a canone calmierato;
- Si aumenta il rischio di contenziosi, qualora l’Agenzia delle Entrate contestasse l’eccesso di canone rispetto ai parametri degli accordi territoriali.
Ottenere l’attestazione significa dunque coniugare vantaggio fiscale e sicurezza legale, evitando errori che potrebbero comportare sanzioni o revoca delle agevolazioni.
Come si ottiene l’attestazione del canone concordato?
Il procedimento per ottenere l’attestazione è strutturato e richiede attenzione ai dettagli. Si articola in quattro fasi principali.
1. A chi rivolgersi?
Il primo passo consiste nel contattare un’associazione di categoria firmataria dell’accordo territoriale. È consigliabile farlo prima della stipula del contratto. L’associazione verificherà:
- La corrispondenza tra i requisiti dell’immobile e le disposizioni dell’accordo locale;
- Eventuali criteri aggiuntivi richiesti a livello comunale o provinciale, come limiti di superficie o categorie catastali specifiche.
Questo contatto preliminare evita successive complicazioni e assicura che il contratto sia pienamente conforme alle regole stabilite.
2. Sottoscrivere il contratto a canone concordato
Dopo la verifica preliminare, è possibile stipulare il contratto di locazione. È fondamentale che il documento:
- Indichi chiaramente il canone concordato, in linea con i valori massimi stabiliti dall’accordo territoriale;
- Riporti tutte le clausole obbligatorie previste dalla legge, comprese quelle relative a durata minima (generalmente 3 anni + 2), aggiornamento del canone e deposito cauzionale;
- Rispetti eventuali requisiti specifici previsti dal Comune o dalla Provincia di appartenenza.
In questa fase, la correttezza formale del contratto è cruciale, perché la successiva attestazione sarà basata proprio sulla documentazione fornita.
3. Richiedere l’attestazione
Una volta sottoscritto il contratto, si procede con la richiesta formale dell’attestazione all’associazione scelta. La documentazione richiesta comprende:
- Modulo di richiesta compilato e firmato;
- Copia del contratto di locazione regolarmente firmato dalle parti;
- Ricevuta di registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate, come previsto dall’articolo 5, comma 1 del DPR 131/1986;
- Visura catastale e planimetria dell’immobile, per verificare congruità e destinazione d’uso;
- Certificazione energetica (ACE o APE), obbligatoria secondo il D.Lgs. 192/2005, che attesta l’efficienza energetica dell’immobile.
L’associazione procederà a esaminare tutta la documentazione e a verificare che il canone sia conforme ai limiti stabiliti dagli accordi territoriali, tenendo conto anche di eventuali aggiornamenti periodici o modifiche normative.
4. Firmare e pagare
Quando l’associazione ha verificato i documenti e predisposto l’attestazione, il locatore deve:
- Firmare il documento;
- Versare la tariffa prevista per il rilascio dell’attestazione, che può variare in base all’associazione e al territorio.
A questo punto, il documento ha valore legale e fiscale e può essere utilizzato per usufruire delle agevolazioni previste dalla normativa vigente.
Quali sono i documenti necessari per il rilascio dell’attestazione?
Riassumendo, i documenti indispensabili sono:
- Modulo di richiesta compilato e firmato;
- Copia del contratto di locazione;
- Registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate;
- Visura e planimetria catastale dell’immobile;
- Certificazione energetica dell’immobile (APE).
In alcuni casi, l’associazione può richiedere ulteriori documenti integrativi, come:
- Fotografie dell’immobile;
- Dichiarazioni sostitutive relative allo stato dell’immobile;
- Eventuali documenti comprovanti interventi di ristrutturazione o miglioramento energetico.
Che normativa disciplina l’attestazione del canone concordato?
L’attestazione si fonda su un quadro normativo articolato:
- Legge 9 dicembre 1998, n. 431, articolo 2 e 3, che introduce i contratti a canone concordato, definendo limiti di durata, aggiornamento del canone e agevolazioni fiscali;
- DPR 131/1986, che disciplina la registrazione dei contratti di locazione presso l’Agenzia delle Entrate;
- D.Lgs. 192/2005, in materia di certificazione energetica degli edifici;
- Accordi territoriali tra associazioni di proprietari e inquilini, che stabiliscono i valori massimi del canone per ciascun Comune o zona omogenea.
Questo insieme di norme garantisce che l’attestazione sia non solo un adempimento burocratico, ma un vero e proprio strumento di tutela giuridica.
Ottenere l’attestazione del canone concordato è fondamentale per chi desidera stipulare contratti a canone calmierato, assicurandosi vantaggi fiscali e sicurezza legale. La procedura richiede attenzione, documentazione completa e il rispetto degli accordi territoriali.
Rivolgersi preventivamente a un’associazione di categoria, sottoscrivere un contratto conforme e seguire con precisione le fasi per richiedere l’attestazione sono passaggi imprescindibili. Solo così il locatore potrà godere dei benefici fiscali previsti e tutelarsi da eventuali contestazioni, garantendo al contempo all’inquilino la certezza di un contratto equo e regolamentato.

